Home Generalista Terrorismo, il destino incerto dei mercenari catturati in Siria

Terrorismo, il destino incerto dei mercenari catturati in Siria

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Si svolge a Roma oggi la sesta riunione ristretta dei ministri della Difesa della coalizione anti Stato Islamico, tra i quali il segretario Usa, Jim Mattis, che prima di arrivare ieri in Italia, ha ricordato che, nonostante i successi militari in Iraq e Siria, la lotta all’Is “non è finita, è ancora in corso”. Nella riunione di oggi a porte chiuse, i ministri, ha spiegato ancora il capo del Pentagono, affronteranno le “molte domande riguardo a quello che ci dobbiamo aspettare andando avanti”. Questo significa come gestire la messa in sicurezza e la ricostruzione, ha detto ancora Mattis. Ma anche il destino dei foreign fighters catturati e che ora si trovano nelle prigioni sempre più affollate delle Forze di difesa siriana, sostenute dagli Usa. “Ci sono giorni che ne vengono catturati anche 40-50, e non ci sono neanche dei buoni centri di detenzione, nel senso che si trovano in Siria e non è una zona sicura”, ha detto, rispondendo alle domande dei giornalisti che stanno accompagnando Mattis nella sua missione europea, Katis Wheelbarger, vice assistente segretario alla Difesa per gli affari internazionali. Per questo, ha aggiunto, “gli Stati Uniti stanno lavorando con la coalizione sulla questione dei foreign fighters catturati e in generale si aspettano il loro ritorno nei Paesi di origine”.

Ma Washington riconosce che vi sono diverse difficoltà in questo senso, dal momento che per ottenere questo sarebbero necessarie “soluzioni globali da parte dei governi” dei singoli Paesi, che dovrebbero mettere i loro ministeri dell’Interno e i sistemi di giustizia in grado “di avere, Paese per Paese, la capacità di tenere queste persone lontano dai campi di battaglia e dalle grandi città”. La strada appare in salita, dal momento che molti Paesi – che vivono l’emergenza degli attacchi terroristici condotti da foreign fighters rientrati in Europa – sono preoccupati dall’idea di trasferire foreign fighters catturati per essere processati, come hanno indicato funzionari britannici dopo la cattura nei giorni corsi dei due cittadini britannici chiamati i “Beatles dell’Is”. E del resto da Washington si esclude un trasferimento dei due a Guantanamo, anche se nelle settimane scorse Donald Trump ha firmato un ordine per cancellare quello con cui Barack Obama ne aveva decretato la chiusura, in cui si specifica la possibilità di trasferirvi miliziani dell’Is.

Mattis, che oggi incontra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ieri pomeriggio ha avuto con colloquio con l’omologa Roberta Pinotti con la quale ha discusso “la stretta alleanza di Difesa tra Stati Uniti ed Italia, costruita su una lunga storia di rispetto reciproco e comuni valori”, si legge in una nota del Pentagono. Mattis ha apprezzato il contributo italiano sui vari fronti caldi, Afghanistan, Iraq, ed in particolare “il massimo impegno e cooperazione per affrontare le minacce di sicurezza” nel Mediterraneo, e per “la stabilizzazione della Libia, dove l’Italia ha una significativa esperienza storica e condividiamo un comune interesse nella formazione di un governo stabile ed unito”.

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