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Siria: raid su mercato a ovest di Aleppo, continuano le ostilità nella fase post-Isis

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Di Francesco Petronella

Diversi raid aerei hanno colpito un mercato della città di Attareb, a ovest di Aleppo. Ne ha dato notizia l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui al momento il bilancio sarebbe di 53 morti, tra cui cinque bambini, e di centinaia di feriti. Fonti legate all’attivismo locale, secondo cui le vittime sarebbero 61, sostengono che l’attacco sia stato condotto da caccia russi, mentre l’Osservatorio Siriano, con base a Londra, riferisce che sarebbe il regime di Damasco l’autore dell’attacco aereo. Attareb, in mano ai ribelli, si trova in una delle quattro zone di de-escalation, dove, secondo gli accordi siglati a maggio tra Turchia, Russia e Iran, ci dovrebbe essere una riduzione della violenza. I lavori per il recupero delle vittime e per la rimozione delle macerie sono ancora in corso. Attivisti locali, come l’agenzia stampa indipendente Qasioun, hanno postato online immagini e video delle vittime, tra cui alcune donne, e dei danni causati dai raid.

La Siria sembra scivolare inesorabilmente fuori dai parametri di notiziabilità. Diversi analisti ed esperti dell’area concordano nel definire la situazione attuale come “fase post-Isis”, un momento storico in cui la scomparsa del califfato come unità definita e coesa porta i riflettori dell’attenzione internazionale ad allontanarsi dallo scacchiere siriano. In realtà il tramonto del califfato è oggetto di interesse da parte di media stranieri come la BBC. La testata britannica ha pubblicato un’inchiesta che racconta degli accordi sottobanco tra SDF a maggioranza curda, coalizione internazionale e miliziani sopravvissuti di Daesh per far fuggire clandestinamente questi ultimi dopo la caduta di Raqqa.

Gli occhi del mondo, ad oggi, sono però puntati su Riad. L’Arabia Saudita, nel vivo di una “guerra fredda regionale” con l’Iran Sciita, cerca di imporre il proprio peso decisionale sul più piccolo e più fragile dei paesi dell’area: il Libano. Il primo ministro Saad Hariri, infatti, è ancora “ostaggio con tutti gli onori” a Riad. L’attivismo Saudita nella politica del paese dei cedri, in chiara funzione anti-Iran e anti-Hezbollah, ha in realtà molto a che fare con la Siria. Si tratta, infatti, di un improbabile tentativo del regno wahabita di rinsaldare la propria autorità nella regione dopo lo smacco peggiore subito per mano dell’Iran e dei suoi alleati regionali, quello in Siria, appunto.

Il regno saudita, però, non sembra aver dimenticato il conto aperto in Siria, dove ha finanziato e sostenuto vari gruppi ribelli favorendo la cosiddetta “islamizzazione della rivolta”. Riad, infatti, ha accolto la richiesta dell’opposizione siriana di incontrarsi dal 22 al 24 novembre. Lo scopo dell’incontro e’ quello di unificare le diverse posizioni interne all’opposizione siriana, per prepararsi alla ripresa delle negoziazioni a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni unite.

È un modo per rispondere a quello che è stato, finora, l’andamento dei negoziati sulla Siria post-Daesh. Tenutisi ad Astana, infatti, i colloqui hanno visto come protagonisti Russia, Iran e Turchia. Le ore di morte e distruzione vissute da Attareb, se effettivamente causate dai russi, sembrerebbero frutto di un tacito accordo tra Mosca e Ankara, sotto la cui responsabilità rientra l’area di de-escalation oggetto dei raid. Sarà stato questo uno degli argomenti dell’incontro, tenutosi ieri a Sochi, tra il presidente russo Putin ed il suo omologo turco Erdogan?

L’Arabia Saudita dal canto suo, patrocinando l’incontro delle opposizioni siriane, sembra voler invitare tutti a non fare i conti senza l’oste.

Il grande assente, per ora, al tavolo delle trattative è la società civile siriana che, nelle zone fuori dal controllo di Damasco, è stata in grado di darsi forme di autogoverno locale e di rappresentanza dal basso.

 

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