Home Generalista Tregua di sangue in Siria : nonostante il cessate il fuoco si continua a morire

Tregua di sangue in Siria : nonostante il cessate il fuoco si continua a morire

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di Francesco Petronella

Nonostante l’entrata in vigore di una tregua umanitaria, annunciata ieri dal ministro russo della Difesa Sergey Shoigu,  nella Ghouta Orientale, distretto ad Est di Damasco,si continua a morire. Il portavoce dell’ufficio per le questioni umanitarie delle Nazioni Unite, Jens Laerke, ha dichiarato, durante una conferenza stampa a Ginevra, che è prematuro parlare di operazioni di approvvigionamento per la popolazione civile intrappolata in questa zona, dato il perseverare dei bombardamenti della forze di Assad.

Alle 10.30 di questa mattina, un orario che rientrerebbe nella fascia quotidiana di tregua stabilita da Vladimir Putin, colpi d’artiglieria sono stati sparati  contro le zone di Douma, Bayt Sava e al-Marj causando la morte di un civile.

Il “Cessate il fuoco” sancito dal Cremlino “su ordine del presidente russo per evitare perdite tra i civili del Ghouta orientale” non sembra sortire l’effetto desiderato, per il momento. Degno di nota il fatto che l’iniziativa unilaterale di Mosca per concedere ai civili della Ghouta otto ore di respiro si accavalli in modo grottesco ai 30 giorni di “cessate il fuoco” sanciti dall’Onu due giorni fa su tutta la Siria. La risoluzione delle Nazioni Unite, a sua volta, si riferiva all’intero territorio siriano e, di conseguenza, anche alle quattro zone di “de-escalation” pattuite durante gli accordi di Astana. Dal momento che la Ghouta Orientale, con una popolazione di quasi 40omila civili, costituisce una di queste quattro zone di “abbassamento della violenza”, sembra di essere davanti ad un effetto matriosca: al “Cessate il fuoco” garantito da Astana si aggiunge quello stabilito dall’Onu il 25 marzo; alla risoluzione delle Nazioni Unite, poi, si accodano le otto ore di “tregua” concesse da Putin. Tre iniziative, multilaterali o unilaterali, nonostante le quali si continua a morire.

Tutto lascia presagire che la Ghouta, in questo contesto, non troverà pace nel breve e medio termine. La tregua giornaliera stabilita dal Cremlino dovrebbe spingere i civili della Ghouta ad abbandonare il territorio, in modo da permettere a regime e alleati di avere la meglio sulle milizie d’opposizione che controllano l’area, Jaish al-Islam e Faylaq al-Rahman. Da settimane, infatti, gli attivisti locali riferiscono di movimenti di terra da parte delle forze di Assad che suggeriscono la preparazione di un’iniziativa diretta a prendere il controllo del territorio. Poiché i combattenti dell’opposizione armata, secondo quanto riportato dal fotoreporter Firas Abdullah in un’intervista con Fouad Roueiha, sono posizionati “sul bordo” del territorio della Ghouta, è legittimo domandarsi se verrà permesso ai civili di uscire dall’area. Qualora lo facessero, i quasi 400mila abitanti della Ghouta Orientale andrebbero ad ingrossare le fila dei profughi siriani che vagano come fantasmi nel Paese o all’estero dall’inizio del conflitto: 5 milioni e mezzo secondo le ultime stime di UNHCR.

Prendere la Ghouta, un obiettivo a cui Assad non può rinunciare, è un passaggio fondamentale in quello che sembra un vero e proprio piano di riconfigurazione etnico-religiosa del Paese, in atto sin dal disastro di Aleppo. La Ghouta, vero serbatoio agricolo della capitale Damasco, è un territorio a maggioranza sunnita che rischia di rimanere come una spina nel fianco di Damasco in quella che molti hanno definito come “Siria utile”. Si tratta di un progetto territoriale, chiamato anche in modo dispregiativo “Assadistan”, che corre dalla capitale siriana lungo tutta il confine libanese e la costa mediterranea, congiungendo le zone a maggioranza alawita (o sciita) nelle province di Latakia e Tartus. Troppo vicina a Damasco, la Ghouta è un cancro da estirpare a tutti i costi per realizzare questo progetto, anche a costo della vita di molti civili ancora.

 

 

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