Home Primo Piano Regno Unito, buone notizie per i lavoratori: salari in crescita e disoccupazione in calo. In arrivo aiuti ai precari. Il problema resta l’inflazione

Regno Unito, buone notizie per i lavoratori: salari in crescita e disoccupazione in calo. In arrivo aiuti ai precari. Il problema resta l’inflazione

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di Giuseppe Conti

Nel Regno Unito girano più soldi. Arriva una buona notizia per i salari dei sudditi di Elisabetta II. A dispetto di quanto ci si attendeva al tempo della Brexit, i salari medi nel Regno Unito sono cresciuti del 2% nel trimestre che si è concluso a fine maggio (dato però assottigliato dall’inflazione: cresciuta fino al 3% ). Le attese degli analisti erano per una crescita leggermente più contenuta, nell’ordine dell’1,8 per cento. Un periodo nel quale è anche più facile trovare lavoro. Nei tre mesi a fine maggio il tasso di disoccupazione britannico è sceso dal 4,6 al 4,5 per cento. Gli analisti avevano stimato un dato in linea con il precedente.

Inoltre, secondo quanto riporta il “Financial Times”, il governo cerca di affrontare il problema del lavoro non continuativo.  In evidenza su tutta la stampa britannica il rapporto della commissione presieduta da Matthew Taylor sulla cosiddetta gig economy, il modello economico basato sul lavoro a richiesta, non continuativo. Su incarico del governo del Regno Unito, la commissione ha proposto una serie di correttivi: se attuati, potrebbero significare malattia e ferie pagate per i lavoratori, pur mantenendo la flessibilità sul salario minimo.

Taylor, già consulente dell’ex primo ministro Tony Blair, ha formulato, in particolare, sette raccomandazioni: definire per legge chi è un lavoratore, far sì che il pagamento a cottimo corrisponda almeno al salario minimo, allineare le tasse allo stato di occupazione, considerare un minimo più alto per i lavoratori a zero ore, mettere fine al vuoto giuridico sulle agenzie per l’impiego, espandere la consultazione dei lavoratori, rafforzare la retribuzione di ferie e malattia. La premier, Theresa May, nel tentativo di riconnettersi con la classe lavoratrice, ha promesso che terrà conto del rapporto, ma ha difeso la flessibilità; al tempo stesso ha accantonato il piano per l’estensione della maternità e paternità retribuite a cinque milioni di lavoratori autonomi, a conferma delle sue difficoltà, con le finanze pubbliche sotto pressione e una maggioranza parlamentare precaria.

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