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Pakistan, le autorità decise a combattere il traffico di reni per trapianti negli esseri umani

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Cronache di quotidiano orrore dal Pakistan, paese da tempo crocevia internazionale del traffico illegale legato al trapianto di reni. Una pratica che sinora le autorità mediche e politiche locali non sono riuscite a stroncare a causa delle inefficienze investigative e di una labile volontà di eradicare il problema. Bushra Bibi è una madre pachistana che ha venduto un rene per mille dollari per sostenere le spese mediche del padre. Dodici anni dopo lui è morto e lei sta ancora pagando le conseguenze della sua decisione.”Ho molti problemi. Faccio fatica a lavare i piatti e anche spazzare per terra è difficile. La gente si lamenta quando non faccio bene i lavori ma non rivelo mai il mio segreto. Ho fatto cinque figli e potete immaginare come ho passato gli ultimi mesi di gravidanza”.

Quella di Bushra è una storia comune in questa parte del Punjab rurale dove molti valutano la donazione di organi come una possibile via di fuga dalla miseria. Un commercio illegale di cui beneficiano facoltosi personaggi locali e stranieri. Ma adesso le cose sembrano cambiate. In aprile la polizia federale ha fatto irruzione a Lahore in una clinica clandestina arrestando sedici persone, due chirurghi, gli assistenti, due cittadini dell’Oman in procinto di ricevere gli organi e l’intermediario che ha organizzato la transazione.

“Con questa inchiesta abbiamo deciso di mandare un messaggio forte e chiaro all’estero” ha dichiarato Jamil Ahmad Khan Mayo, vice direttore dell’Agenzia federale investigativa. “Il Pakistan e le sue cliniche non sono più destinazioni compiacenti per il trapianto illegale di reni”. Il trapianto di organi è un argomento delicato in Pakistan, per ragioni culturali e religiose, e non esiste una lista d’attesa. La legge consente donazioni solo se volontarie e assolutamente gratuite. Ma una volta ottenuto il consenso, è difficile accertare se alla base ci sia stato uno scambio di denaro. Gravi scompensi renali colpiscono 25mila persone ogni anno in Pakistan e solo il 10% di questi pazienti viene sottoposto a dialisi e una percentuale ancora minore, il 2%, riceve un trapianto. Nelle more di questa procedura complessa e farraginosa, i pachistani più diseredati continuano a vendere gli organi per soddisfare la domanda.

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