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Macron in Algeria: lo strano tour del presidente francese nei paesi arabi

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di Francesco Petronella

Il presidente francese Emmanuel Macron si recherà in Algeria il prossimo 6 dicembre. Lo ha riferito lo stesso Macron durante una visita a Tourcoing, nel nord della Francia, secondo quanto riferisce l’emittente radiofonica “Radio France Internationale”.

Nel mese di maggio, all’indomani delle elezioni francesi, il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika si era congratulato con il nuovo inquilino dell’Eliseo per la sua “meritata elezione”, affermando che il popolo francese aveva “scelto un amico dell’Algeria”. Nel cuore della sua campagna elettorale, che poi lo ha portato all’Eliseo, Macron aveva provocato una polemica definendo, durante una visita in Algeria, la colonizzazione francese un “crimine contro l’umanità“, strizzando l’occhio all’elettorato francese più progressista.

Algeri, dunque, rappresenterà l’ennesimo capitolo del tour, fisico e virtuale, intrapreso dal capo dell’Eliseo nei paesi arabi. Dalla Libia all’Algeria passando per gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. È di qualche giorno fa, infatti, la notizia della visita a sorpresa del presidente francese a Riad, dove ha incontrato il principe ereditario Mohammed Bin Salman, con lo scopo di mitigare il clima di tensione tra la corona saudita e l’Iran sciita, innescato dalle dimissioni del premier Libanese Saad al-Hariri, annunciate in terra saudita. Per la Francia, come scrive Bernard Guetta su “France Inter”, non è possibile far sprofondare in una nuova guerra civile il Libano, con cui Parigi ha un rapporto storico e privilegiato.

Molti analisti condividono dubbi sulla genuinità e sulla riuscita dell’operato di Macron nell’area. La missione da “paciere” del Medio Oriente da parte del giovane presidente è mossa, in realtà, da interessi di natura molto più prosaica e materiale. La Francia, infatti, ha bisogno di mantenere calme le acque tra Teheran e Riad per tutta una serie di motivi, due in particolare. Da un lato Parigi ha realizzato ingenti investimenti nel settore degli idrocarburi sul suolo iraniano (con la Total capofila dell’operazione); dall’altra le aziende francesi sarebbero molto interessate a partecipare al programma saudita “vision 2030”. Si tratta di un’iniziativa enorme che prevede ricerca e investimenti per la diversificazione dell’economia saudita (il petrolio inizia a scarseggiare ndr), promossa e organizzata, finora, soprattutto dagli Stati Uniti di Donald Trump. Non è da escludere che anche le aziende francesi vogliano una fetta della torta.

Come già evidenziato ai tempi dello “storico” incontro parigino tra i leader libici Sarraj e Haftar, di cui rimane poco più che una foto ricordo, Macron dimostra una discreta insipienza circa le questioni del Medio Oriente e del Nord Africa. Lungi dall’essere capace di proporre una soluzione all’impasse diplomatico tra Arabia Saudita, Libano e Iran, il capo dell’Eliseo continua a viaggiare per il mondo arabo limitandosi a seguire l’agenda dettata dalle aziende leader del capitalismo del suo paese, in barba a tutti i discorsi anti-coloniali e progressisti imbastiti durante la campagna presidenziale.

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