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La strage degli innocenti: oltre 1.300 bambini uccisi dalle armi degli Statunitensi

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Ogni anno negli Usa quasi 6.000 bambini, in media, vengono ricoverati per ferite legate alle armi da fuoco. Di questi, purtroppo, 1.300 muoiono. Le pallottole uccidono soprattutto i teenager afroamericani, che corrono un rischio 10 volte maggiore dei coetanei bianchi di venir ammazzati durante una sparatoria. È quanto emerge dall’ultimo studio realizzato dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, pubblicato sulla rivista Pediatrics.
Il lavoro ha analizzato il numero di omicidi, suicidi, morti accidentali durante il periodo 2012-2014. Gli Stati dove i bambini sono più a rischio sono la Louisiana e il Distretto di Columbia, mentre quelli meno esposti a questa piaga comprendono il Delaware, le Hawaii, il Maine e il New Hampshire. In generale, si registrano più morti nel Sud. Nello specifico, analizzando la situazione dei teenager, i risultati delle indagini riferite al periodo 2002-2014, dicono che la percentuale di suicidi è altissima, rappresenta infatti il 38%; gli omicidi il 53%, mentre il 6% sono morti accidentali e il 3% legati a colluttazioni con le forze dell’ordine.

“È importante per i genitori conoscere lo stato mentale dei loro figli, capire se sono depressi – spiega alla CNN David Wesson, pediatra e chirurgo al Texas Children’s Hospital – Avere accesso a un’arma in un momento ad esempio di tristezza legata alla scuola, a un compagno o a un sentimento, può portare purtroppo al suicidio”. I ricercatori hanno anche rilevato che i più colpiti sono i ragazzi tra i 13 e i 17 anni. Questi hanno una percentuale dodici volte più alta di morire dei bambini che non superano i 12 anni. In questo lungo arco di tempo preso in considerazione, si trovano anche dei dati incoraggianti che fanno ben sperare, come spiega sempre alla Cnn Katherine Fowler, una delle autrici dello studio. Le morti “hanno conosciuto un’impennata tra il 2002-2007, mentre si è registrato un declino nel periodo 2007-2014. Ci sono molti programmi – commenta ancora la ricercatrice – che sono risultati efficaci nel prevenire la violenza giovanile, compresi gli omicidi”.

Le cifre rimangono comunque altissime. Per capire la gravità e la singolarità del problema negli Usa, uno studio pubblicato l’anno scorso nel “The American Journal of Medicine”, riferito alle statistiche dei 23 Paesi più ricchi nel 2010, ha evidenziato come il 91% delle giovani vittime da arma da fuoco provenivano dagli Stati Uniti.

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