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Governo della Catalogna, Puigdemont diventa l’ago della bilancia

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Fine d’anno convulsa per la politica catalana, e di riflesso per quella spagnola: gli uomini di Carles Puigdemont reclamano la guida del governo catalano per l’ex presidente della Generalitat, in auto-esilio in Belgio per sfuggire all’arresto, eventualmente anche con un insediamento per via telematica. A Barcellona, però, il problema è anche quello di trovare una maggioranza di governo per uscire dalla crisi aperta dalla dichiarazione d’indipendenza. Il ministro dell’Interno spagnolo, Juan Ignacio Zoido, ha dichiarato in un’intervista che l’eventuale investitura “da remoto” di Carles Puigdemont significherebbe “ridicolizzare” tutto il popolo catalano che ha partecipato al voto.
Zoido ha definito “genialate” le proposte degli indipendentisti catalani ai quali ricorda che “non è possibile vivere al di fuori dai confini della legge”. Sulla vincitrice delle elezioni del 21 dicembre, Ines Arrimadas di Ciudadanos, il titolare dell’Interno ha affermato che “potrebbe cercare di formare un governo”.
E Ciudadanos, intanto, reclama la presidenza della camera autonoma visto che è stato il più votato nelle elezioni del 21 dicembre. Uno dei 25 neo-eletti del partito centrista, Carlos Carrizosa, ha sostenuto che pur non avendo una maggioranza aritmetica nel parlamento regionale, “la cosa più democratica è che il presidente del Parlamento sia una persona di Ciudadanos”. In questo senso ha osservato che il collega di partito Josè Maria Espejo-Saavedra potrebbe fare “particolarmente bene”. Sul futuro Govern, ha avvertito che avere un presidente della Generalitat in prigione “può essere epico ma non è pratico” e a suo dire Puigdemont sarà arrestato se torna in Spagna.

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