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Egitto: regna la calma a Piazza Tahrir nel settimo anniversario della rivoluzione

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Calma al Cairo nel settimo anniversario del giorno di inizio della rivoluzione egiziana che nel febbraio 2011 portò alle dimissioni del presidente-autocrate Hosni Mubarak. A piazza Tahrir, l’epicentro di tutti i sommovimenti egiziani, stamattina il traffico era scarso a causa del giorno festivo e si notava soprattutto un furgone blu della polizia. Non c’era comunque il dispiegamento di mezzi blindanti degli anni scorsi. Anche se da due giorni sono visibili in zona uomini delle forze di sicurezza con volto coperto da passamontagna, nella centralissima Tahrir la stazione della metropolitana quest’anno è rimasta aperta.

L’agenzia ufficiale Mena non ha nemmeno fornito il consueto bollettino sulle rafforzate misure di sicurezza che vengono prese in questo anniversario nei punti sensibili delle maggiori città vista la minaccia del terrorismo islamico sempre incombente. Fu in un clima di stato d’assedio che al Cairo, proprio il 25 gennaio di due anni fa, fu rapito Giulio Regeni, poi torturato a morte. In regime di Stato di emergenza dall’aprile scorso, reinstaurato dopo gli attentati Isis a due chiese copte, non sono state annunciate le manifestazioni di protesta anti-governative che negli anni passati causarono scontri, arresti e vittime (29, di cui 26 al Cairo, nel 2014).

In mattinata i media non hanno segnalato proteste neanche dopo che tra ieri e l’altro ieri si sono ritirati anche gli ultimi due potenziali sfidanti del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi alle elezioni di fine marzo: eppure uno, il generale Sami Anan, è stato arrestato e l’altro, l’avvocato Khaled Ali, ha gettato la spugna denunciando un clima di intimidazione creato anche da arresti di suoi militanti.

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